WS News

06.10.2020
WS Call focus on > Diversità Analogiche

I nostri 3 vincitori della WS Call 2020 ormai state imparando a conoscerli ma che ci dite di chi alla Call ha partecipato ed era pure entrato nei magnifici 7? Per noi, lo ribadiamo, la scelta è stata dura e quindi vogliamo raccontarveli tutti, augurandogli di spiccare il volo anche senza di noi! Andiamo avanti con il progetto Diversità Analogiche del waller Hernàn Cacace e della waller Giulia Palaia, intervistat* dalla nostra Daria Akimenko. Buona lettura!

Hernàn Cacace + Giulia Palaia

Ciao :) Presentatevi per favore e raccontateci come siete arrivati a lavorare insieme.

HERNÀN: I/le componenti del nostro team li/le ho cercat* fra i/le waller in base alle loro caratteristiche, ho telefonato e ci siamo incontrati. Ho raccontato della mia idea, del progetto che avevo in testa e sentito il parere di ognuno e siamo andat* avanti. Quindi ci siamo conosciuti proprio tramite questo progetto!
Mi chiamo Hernàn Cacace, vengo dall’Argentina, ho fatto teatro sia a Buenos Aires sia a Valencia, in Spagna. Questo è il secondo periodo che abito qua a Bolzano. Nel primo periodo ho sviluppato dei progetti, per esempio a Ortisei dove ho ristrutturato un appartamento, cucinavo e facevo uno spettacolo con 4 personaggi diversi da solo. Poi sono tornato in Spagna, e adesso - da quando sono rientrato - ho voglia di costruire la rete e conoscere la gente. Per questo è stato un’occasione il bando WS Call, perché mi ha permesso di conoscere Giulia, e adesso non solo andiamo avanti con questo, ma stiamo anche costruendo cose nuove con altre realtà.

GIULIA: Io sono Giulia Palaia e mi guadagno da vivere come freelancer facendo fotografia, content design e interior design, e sto ultimando il master in relational design. Sto iniziando ad applicare le metodologie che sto imparando anche nel progetto, anzi progetti, che mi sta proponendo Hernàn. Nel progetto [che abbiamo proposto per la WS Call] sono stata coinvolta come addetta alla comunicazione e al web design.

Il vostro progetto Diversità Analogiche è abbastanza interdisciplinare. Potreste spiegarci come convivono queste discipline al suo interno?

H: Sì, è davvero complesso. Intanto ora abbiamo cambiato il nome – adesso si chiama Panoramica. Dentro c’è la scrittura creativa, partendo dal collage poi diventa un’animazione stop motion, comunicazione e poi la narrazione… Quello che abbiamo presentato in realtà sarebbe stata la prima fase di un macro progetto di cui l’outcome è una performance. Quindi tutte queste discipline si collegano in questa performance che coinvolge il pubblico sia digitalmente sia tramite le attività che faremo per strada.

G: Sì, sicuramente il rapporto fra il digitale e l’analogico esiste ancora, perché il progetto prevede la prima parte svolta attraverso i social – la raccolta dei racconti – e la seconda parte fisica – la creazione dell’evento.

H: La parte proposta per il bando prevedeva tutta la costruzione audiovisiva con l’attore e il videomaker, una parte molto importante. Invece adesso stiamo andando sulla costruzione dei racconti, sulla struttura narrativa, cercando di interagire con le persone che vogliono partecipare.

E in quale fase vi trovate adesso precisamente?

G: Abbiamo creato una pagina Instagram @panoramica_bz che ha preso forma in questi giorni per iniziare a proporre delle interazioni. Stiamo a vedere come si svilupperà spontaneamente – si potrebbe sviluppare un sito, ma potrebbe anche rimanere un progetto sui social, perché il potenziale dei social è grandissimo.

H: Anche su questo sito www.postpandemica.com il progetto è descritto sinteticamente. E oltre a diventare attiv* sui social, stiamo organizzando a novembre un evento al DRIN per arrivare a un racconto tramite un’improvvisazione live con le persone presenti, scoprire insieme a loro come raccontare qualcosa che è già in movimento. Su questo sito ci sono già 2 video e un testo scritto, come uno studio preliminare.

Volevo chiedervi anche del vero inizio del progetto, da dove nasce l’idea. Tu, Hernàn, ci ha fatto vedere un collage come un input iniziale.

H: È nato dall’impossibilità di andare avanti con il lavoro, di interpretare dal vivo una storia. Dalla necessità di fare uscire l’energia che avevo dentro. Ho dovuto fare un viaggio dentro di me. È tutto sempre collegato con le arti sceniche, ma mi sono trovato a sviluppare anche la pratica del collage e l’animazione stop motion.

E a te, Giulia, cosa ti ha portato lo sviluppo del progetto a livello personale?

G: La cosa che mi piace molto all’interno del progetto, la chiamo “la ricerca della verità” – la verità assoluta non esiste, ma esistono tante verità personali raccontate tramite le storie che raccogliamo.

In questi tempi di permanenza più frequente a casa voglio sapere di tutt* le/I intervistat* qual è la cosa più divertente che si possa fare senza uscire di casa :)

G: Nel mio caso mi sono trovata a fare tante cose senza uscire, tanto tempo perso anche. Tra le cose più divertenti c’è stato ridipingere casa.

H: Noi a casa siamo in quattro, con due bimbi. Quindi durante il lockdown mi ricordo una negoziazione permanente e costante per il tempo per se stessi. Richiedevo sempre due ore di tranquillità per ritagliare e dipingere, diventava il mio atelier e poi dovevo togliere tutto.

G: Anche io penso, è stato un po’ un modo per ripensare lo spazio, e poi ripensarlo di nuovo, perché sei sempre lì.

H: E tutte le cose normali quotidiane avevano già un valore diverso.