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16.09.2019
WS Call focus on > Oiseaux Chantants

Nuova edizione WS Call = nuova edizione di focus on! Tornano a grande richiesta le interviste ai progetti nel cassetto di chi ha partecipato alla Call edizione 2019. Molti progetti erano davvero interessanti anche se non hanno passato la selezione e per questo abbiamo deciso di continuare a raccontarvene alcuni e i loro protagonisti, incrociando le dita affinché trovino la loro via! Ecco qui la seconda delle interviste, protagonista il progetto "Oiseaux Chantants". Chi si cela dietro la firma di WS? Questa volta la nostra Daria Akimenko, buona lettura!

OISEAUX CHANTANTS

Camilla Nacci

Raccontaci chi sei e come si è formato il team del progetto “Oiseaux Chantants”.

Camilla: Io sono Camilla Nacci e lavoro allo Studio d'Arte Raffaelli da 2013. E nel 2016 con Davide Raffaelli abbiamo aperto Cellar Contemporary e cominciato a lavorare con alcuni artisti che lavoravano già per la galleria Raffaelli ma anche con artisti nuovi.
In particolare, visto che i tre artisti che abbiamo coinvolto nel progetto “Oiseaux Chantants” si conoscevano già tra loro e avevano particolare affinità sia a livello artistico che personale e d’amicizia, è nata l’idea di riunirli in un progetto che prevedesse un periodo di progettazione insieme per poi, nella fase conclusiva, arrivare ad una mostra. Gli artisti sono Federico Lanaro, Angelo Maisto e Denis Riva. Tutti e tre lavorano sul tema “natura” e abbiamo ragionato proprio sul tema della leggerezza, di quello che è l’osservazione della natura con rispetto. Poi tutti e tre, oltre che sulla natura in senso ampio, lavorano sugli animali, in particolare appunto sugli uccelli che è un soggetto ricorrente in tanti loro lavori. Poi c’era questo legame anche sul realizzare le opere su carta ed è nato un altro collegamento con l’idea di leggerezza abbinata alla carta. L’ultimo tassello, diciamo, è stato scoprire questa collaborazione tra MUSE e il comune di Castello Tesino che si traduce in un osservatorio scientifico sugli uccelli migratori a Passo Brocon. E l’idea era che gli artisti si incontrassero lì in questa occasione, facessero una residenza a Castello Tesino per tre o quattro giorni, potessero eventualmente anche svolgere dei workshop per gli abitanti del paese e successivamente producessero una serie di opere. I lavori avrebbero dovuto essere accompagnati da una pubblicazione nello stile di un'enciclopedia. L’idea era quella di proporre poi la mostra e la presentazione del libro a varie sedi museali che si occupassero di storia naturale, come per esempio Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige.

Tanti componenti da mettere insieme :)

C: Esatto.

Secondo te in che modo le residenze artistiche di gruppo possono arricchire le pratiche dei partecipanti?

C: Sicuramente attraverso il confronto e se vogliamo lo scambio di qualche segreto del mestiere tra gli artisti, ma soprattutto diciamo che l’osservazione diretta di una realtà diversa dalla propria è lo stimolo più grande per produrre qualcosa di originale. Quindi ha questo duplice aspetto di positività, sia per l’artista singolo che incontra una realtà nuova sia per più artisti, per l’interscambio tra loro, il confronto che molto spesso non hanno l’occasione di avere.

Attualmente succede spesso che arte e scienza collaborino. Cosa ne pensi? Come funzionano i due mondi insieme?

C: È una cosa che a me è sempre piaciuta molto, pensandoci proprio fin dall’antichità. Questo progetto nasce anche dal fatto che io ho fatto studi sull’arte medievale, quindi anche sulla trattatistica, sull’osservazione della natura che nel Medioevo veniva necessariamente tradotta per immagini molto spesso realistiche, ma in alcuni trattati anche mostruose – un aspetto che tra i nostri tre artisti coinvolge più Angelo Maisto. Riguardo invece gli altri due artisti è forse un po’ meno esplicito questo legame. Nel senso che l’approccio di Denis Riva è un po’ più materico, lui usa più la chimica per comporre le sue opere, utilizza proprio diverse materie, realizza una sorte di decomposizione cromatica che lui chiama “lievito madre”. Mentre Federico Lanaro dà sempre un’idea di scienza legata al futuro attraverso questi colori fluorescenti, mettendo insieme un aspetto super tradizionale e l’altro molto contemporaneo. In generale penso che possa essere incoraggiato il legame tra arte e scienza anche attraverso lo scambio tra vari musei e il dialogo che molti artisti facilitano oggi con la scienza.

La mia ultima domanda non è molto seria. Deriva dall’intervista che ho fatto con il team di un altro progetto :) Qual è l’oggetto più strano senza il quale non viaggeresti mai?

C: Non è strano, penso lo facciano tutti, ma non vado mai via senza un’agenda, un quaderno vuoto senza date, senza niente, per scrivere. E basta :) L’unica cosa che porto sempre.