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16.09.2018
WS Call focus on > OLTREPASSARE

Proseguono le interviste di Giulia Calò per la rubrica “WS focus on”. Avete partecipato in tantissimi/e a WS Call e molti progetti erano davvero interessanti anche se non hanno passato la selezione. Per questo abbiamo deciso di raccontarvene alcuni e i loro protagonisti, con un “in bocca al lupo” speciale affinchè spicchino il volo anche senza l’aiuto di WS! A voi il racconto del progetto “Oltrepassare”, buona lettura.

OLTREPASSARE

Silvia Dezulian + Martina Dal Brollo + Gabriél Garcia + Filippo Porro

Piove e davanti a un cappuccino incontro le due ragazze di Oltrepassare, una performance ideata da loro, Silvia Dezulian e Martina Dal Brollo, assieme Gabriél Garcia e Filippo Porro. Il loro lavoro indaga il concetto del camminare in salita attraverso la danza, i suoni dell’ambiente e l’utilizzo di sculture indossabili.

Per prima cosa vi chiedo chi siete, di cosa vi occupate e come vi siete conosciuti.

SILVIA: Io e lei ci siamo conosciute all'Istituto d'arte di Trento, dove abbiamo messo le basi della nostra amicizia e delle nostre collaborazioni. Io ho sempre studiato danza e dopo la scuola ho contunuato con teatrodanza all'Accademia Paolo Grassi di Milano. Lì ho conosciuto Filippo Porro. Successivamente ho studiato scenografia a Brera ed ora mi occupo di progetti sia solo di costume, sia seguendo degli scenografi, sia mettendo in gioco il mio corpo. In futuro vorrei riuscire a mescolare le discipline, piuttosto che specializzarmi.

MARTINA: Io sono partita con la pittura, per poi passare alla scultura e, successivamente, all'idea che in essa possa essere inserita la dimensione sonora. È successo al momento della mia tesi, quando studiavo Belle Arti a Barcellona, e avevo bisogno di qualcuno che si intendesse di sensori, microfoni a contatto, Arduino... È così che ho conosciuto Gabriél, ingegnere elettronico, che ha lavorato con noi anche nello spettacolo realizzato per il Muse qualche anno fa. La tecnologia è fondamentale anche per questo nostro progetto.

Allora passiamo a parlare del progetto che avete presentato: di cosa si tratta?

M.: Premessa, l’obiettivo di tutti noi è mescolare le arti e farle uscire dalle gallerie, dai teatri, condividerle: così si sperimenta tutto il tempo e le si mantiene vive. Il nostro è un progetto di performance urbana: due corpi, quelli di Silvia e Filippo, che si relazionano su un percorso in salita, caratteristica tipica di questo territorio, aiutati, ma anche appesantiti, da sculture indossabili. Danza, scultura e tecnologia verrebbero unite, una al servizio dell’altra.

Come le immaginate queste sculture?

M.: Sarebbero, appunto, indossabili, andrebbero a simboleggiare l’attrezzatura di chi va in montagna e avrebbero all’interno un impianto elettronico in grado di catturare i suoni dell’ambiente.
S.: Suoni diversi per ogni singola performance, perché ogni luogo nasconde in sé rumori differenti, specifici: una fontana, i passi su un terreno particolare, il fiatone di chi cammina. È la texture, la pelle della città. Il movimento che si adatta allo spazio in cui viene fatto.

M.: Naturalmente ogni campionatura avverrebbe prima della performance, per poi utilizzarla quasi come un'amplificazione dei suoni del luogo durante essa. Inoltre avremmo pensato a dei workshop legati a questo progetto, per mettere i partecipanti in relazione col proprio territorio. Grazie a questi vorremmo riuscire ad autofinanziarci.

Come si è sviluppata la vostra idea? Da dove siete partiti? 

S.: Tutto è nato da una riflessione sugli orizzonti, sul loro significato in questi territori dove, per via delle montagne, un orizzonte non c'è. Si sente la necessità di camminare, con un ritmo, la giusta lunghezza del passo... Forse non crea una chiusura, ma uno stimolo per andare oltre e vedere “di più”. Nella fase di ricerca i nostri riferimenti sono diventati i Situazionisti, che si approcciavano allo spazio perdendosi in esso e scoprendo e così nuovi aspetti. Vorremmo esprimere tutto questo attraverso il nostro lavoro, assieme alla visione del paesaggio dal punto di vista sonoro, raccogliere queste sensazioni e restituirle al pubblico.

Per finire, la domanda di rito. Se qualcuno volesse contattarvi e facendolo vi invitasse a cena, cosa vi piacerebbe mangiare per iniziare al meglio una collaborazione?
S.: Sushi?
M.: Aggiudicato!

 

Intervista: Giulia Calò